giovedì 20 maggio 2010

La lettera del preside

Oggi ho ricevuto una lettera dal preside della scuola di Francesca.

Rappresenta lo stato attuale della scuola italiana, sotto il profilo finanziario.

Manifesta preoccupazione per i tagli alle supplenze, alle pulizie, al personale.

Ora devo dire che l'esperienza di questo primo anno di scuola pubblica, dopo tre anni a pagamento dal privato, è davvero positiva.

La scuola funziona, gli insegnanti sono molto professionali, i locali sono spaziosi e puliti, le attività collatareali interessanti (sabato addirittura li portano in barca).

Ci riempiamo tanto la bocca con i luoghi comuni e gli sprechi, quando invece tante amministrazioni dello Stato erogano servizi di qualità.

Il punto è che sino ad oggi, non avevo mai riflettuto sulla qualità della scuola materna di mia figlia.

E' un atteggiamento diffuso, quello di pensare che il privato è sempre meglio, che nel pubblico non si lavora, che è tutto uno spreco e che la politica ingerisce su tutto.

In effetti le cose non sono così e forse dovemmo fermarci tutti a riconsiderare meglio questi concetti, ad apprezzare lo stato sociale che abbiamo costruito e ovviamente a difenderlo.

Commenti

1. Lorenzo ha detto...

Ciao Andrea,comparando il pubblico con il privato si potrebbe citare la sanità lombarda che tutti definiscono un modello ma in realtà le cose stanno diversamente,non si può risparmiare sulla salute o fatturare un malato,in questo caso la sanità pubblica ti tutela molto di più perché non ha l'esigenza di ricavi ma ha esigenze di bilancio che è ben diverso. In tutto il mondo invidiano la sanità pubblica italiana,un modello che assiste tutti indistintamente,Obama con la sua battaglia sulla sanità insegna,se il popolo italiano è uno tra i più longevi al mondo è anche merito della nostra tanto declassata sanità. L'istruzione pubblica italiana va soltanto sostenuta e a limite snellita sui programmi didattici, gli studenti italiani studiano troppo a lungo,occorre renderli più specializzati in meno tempo,il nostro modulo di studi è molto ampio, questo si è ok per un ampia cultura ma non è in linea con l’esigenze provenienti dal mondo del lavoro. Non dobbiamo fare tagli, anzi vanno fatti maggiori investimenti, forse un popolo più ignorante fa comodo a qualcuno e forse spingere sul privato permette soltanto ad alcuni ceti di emergere e non da la possibilità a tutti di imparare,le persone non hanno capito che investire sull'istruzione pubblica è investire sul paese.

Nome
URL
Email
Email non sarà pubblicata
Ricordami
Commenti

CAPTCHA Ricarica
Scrivi i caratteri che compaiono nella immagine